L’antiberlusconismo.

Natascia Guiduzzi

di Natascia Guiduzzi

Stamattina qualcuno mi ha chiesto di unirmi alla raccolta firme per le dimissioni di Berlusconi, promossa dal PD e questo invito mi ha fatto mettere nero su bianco alcune considerazioni.

Sorvolando sul fatto che il PD, al momento capofila dell’opposizione, ha avuto in questi anni diverse occasioni per mandare a casa Berlusconi e non le ha sfruttate (vedi ad esempio votazione sullo scudo fiscale durante la quale erano mancati una ventina di deputati del PD che avrebbero mandato in minoranza il governo, e quindi a casa), che con i vari governi Prodi il PD si è guardato bene dal promuovere una legge sul conflitto di interessi, che ha votato insieme al PDL diverse leggi vergogna, fra cui l’indulto, mi chiedo: davvero una raccolta firme portata avanti ora dal PD o in futuro da altri movimenti, porterebbe alle dimissioni di Berlusconi? E se anche si dimettesse pensate che cambierebbe qualcosa in questo paese?

Come donna mi sento oltraggiata da quello che leggo nei giornali in questi giorni.

I valori che con tanta tenacia i miei genitori hanno insistito nel trasmettermi, non valgono più nulla. Dalle TV traspare come normalità che ragazze giovanissime ed avvenenti si prostituiscano ad un vecchio in cambio di favori e denaro, che viene elargito con estrema facilità.

Il monopolio di Berlusconi sulle reti televisive in questo ventennio, ha trasformato, in un processo irreversibile, l’opinione pubblica, inducendola a credere che certi valori morali siano superati o dismessi.

L’opinione pubblica è anestetizzata.

Ho perso il conto delle persone che mi hanno detto “Vabbè ma Berlusconi incarna l’italiano medio, donnaiolo, benestante, un po’ furfante.”. Io mi rifiuto di pensare che l’uomo Italiano medio si comporti in questo modo, passando da una giovane all’altra, pagando per favori sessuali senza ritegno, ignorando e calpestando ogni giorno la legge!!  Spero invece che ci siano in Italia uomini dotati di moralità che credano ancora che valori come il rispetto, la fedeltà e l’onore non siano da disattendere mai. Mi illudo che questi valori facciano ancora parte del bagaglio culturale della maggioranza delle persone, che ci sia ancora qualcuno che crede che i risultati si ottengono studiando, lavorando, dandosi da fare e non con delle scorciatoie. Mi auguro che la maggioranza delle donne, delle ragazze, delle giovani di questo paese abbia ancora rispetto del proprio corpo e non sia disposto a svenderlo per ottenere in fretta quello che desidera.

Ecco, con tutta franchezza, penso che una raccolta firme per le dimissioni di Berlusconi non serva a nulla, se non a far propaganda al partito che la promuove (e non dico sia una cosa sbagliata), perchè sparito lui, dovremo fare i conti con i danni provocati da un ventennio di “Veline” e “meteorine” seminude, da telegiornali che mistificano la realtà, da giornalisti piegati al sistema.

Mi piacerebbe, infine, che gli Italiani si scuotessero da questo torpore che li avvolge e alzassero finalmente il loro grido di disappunto contro un sistema che sta facendo cadere a picco la credibilità di tutti noi.

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Un anno intero di rifiuti dentro un sacchetto.

fonte Repubblica.it http://www.repubblica.it/ambiente/2011/01/09/news/strauss_rifiuti-10995907/

Rifiuti, record degli Strauss un sacchetto in un anno

Una famiglia inglese è riuscita nell’impresa. Riciclando praticamente tutto. Nel loro sito si firmano “Mr & Mrs Green”. E insegnano come si fa a non buttare (quasi) niente.

LONDRA – Un anno intero di rifiuti dentro un solo sacco della spazzatura. Anzi, per la precisione un sacchetto. E’ il record, britannico e forse mondiale, del riciclaggio ecologico, realizzato da una famiglia di tre persone residente a Longhope, contea di Gloucester, Inghilterra centrale. Non una setta di fanatici, bensì gente comune, come tutti gli altri, che fino a due anni or sono prestava solo un orecchio distratto ai danni provocati all’ambiente dalla società dei consumi e che certamente non avrebbe mosso un dito o fatto un piccolo sacrificio personale per cambiare la situazione. Poi, quasi per gioco, hanno cominciato a fare a meno dei sacchetti di plastica per fare la spesa. E da quel momento non si sono più fermati.

Nel 2009 sono riusciti a far stare tutta la spazzatura di un anno nel bidone dei rifiuti davanti a casa. Nel 2010 hanno provato a superarsi e hanno ridotto il loro ammontare di rifiuti a un singolo sacchetto: tutto quello che conteneva erano qualche giocattolo rotto, rasoi usa-e-getta non più utilizzabili e penne a biro rimaste senza inchiostro. Basta. Nient’altro. “Mi pare difficile immaginare che saremo capaci di fare meglio di così”, dice Richard Strauss, il capofamiglia, 53 anni, facendosi ritrarre insieme alla consorte Rachel, 38, e alla figlia Verona di 9, che tiene in braccio il sacchettino della loro spazzatura annuale.

Come hanno fatto? Riciclando praticamente tutto quello che consumano, acquistando prodotti alimentari nei mercati e nelle fattorie locali, coltivando – come il Candido di Voltaire – un orticello e naturalmente portandosi dietro i propri sacchetti di tela quando vanno a fare la spesa.

”E’ cominciato tutto così”, ricorda Rachel. “Un giorno abbiamo visto in tivù un programma sui danni causati all’ecosistema marino dalla contaminazione con la plastica. Così abbiamo deciso di non usare più sacchetti di plastica per la spesa. All’inizio era un po’ pesante, come fare la dieta o andare in palestra per rimettersi in forma, ma ben presto ci siamo abituati ed è diventato anche divertente”. Oltre a comprare alimentari localmente, gli Strauss hanno iniziato a coltivare un orto in giardino: patate, carote, insalata, pomodori, fagioli, ora sono prodotti in casa. Rachel si è messa a cuocere pane e biscotti nel forno. Richard ha installato pannelli solari sul tetto e una stufa a legno per il resto del riscaldamento. Mobili, vestiti, oggetti che non servono più vengono donati ad associazioni di beneficenza. Tutto quello che avanza viene riciclato come composta, ossia fertilizzante misto. Alla fine non rimane quasi niente da buttare.

La famiglia Strauss ha creato un sito, myzerowaste. com, in cui discute i propri metodi di riciclaggio e scambia informazioni sul tema: ogni mercoledì pubblicano la lista (molto breve, in verità) di cosa hanno gettato via nella settimana precedente. Il sito riceve oltre 70 mila visite al mese.

”Riciclare è più semplice di quanto si immagina, non costa nulla anzi fa risparmiare e se tutti lo facessero sarebbe una grande differenza per la salute del pianeta”, dice Rachel. Manca solo un editore che proponga loro un libro: come vivere felici senza rifiuti. Su carta riciclata, naturalmente.

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Gli ATO all’amatriciana, tenerli o buttarli ?

di Paolo Marani

http://www.facebook.com/?ref=logo#!/notes/paolo-marani/gli-ato-allamatriciana-tenerli-o-buttarli-/493451848910

Gli ATO, acronimo che sta per Ambito Territoriale Ottimale, sono entità territoriali che sovraintendono alla organizzazione dei servizi pubblici integrati, in  particolare  quello  idrico  e  quello   dei rifiuti, introdotti per i servizi idrici dalla L. 36/94 (legge Galli) e per i rifiuti dal Dlgs. 22/97 (decreto Ronchi), confermati poi nel Testo unico ambientale (Dlgs 152/2006).

Gli ATO (nel senso di confini territoriali di competenza) sono individuati dalle Regioni con apposita legge, nel caso dei servizi idrici fanno generalmente riferimento ai bacini idrografici, nel caso dei rifiuti coincidono tipicamente con il territorio delle province. Su di essi agiscono le Autorità d’Ambito, strutture dotate di personalità giuridica che hanno il compito di organizzare, affidare e controllare la gestione del servizio.

A rappresentare i cittadini negli ATO sono chiamati i Sindaci dei territori, che periodicamente stabiliscono e pianificano le tariffe di acqua e rifiuti, in accordo con il gestore del servizo (se soggetto privato). Sono quindi enti molto importanti, dai quali derivano scelte cruciali sia economiche che ambientali per la gestione del nostro territorio.

Lo scompiglio totale si è creato quando nel 26 marzo 2010 il Senato ha definitivamente convertito in legge un decreto (DL 25 gennaio 2010, n 2 conosciuto come decreto enti locali) mantenendo integro un emendamento presentato dalla Lega che sopprime gli ATO Ambiti Territoriali Ottimali su acqua e rifiuti.

Entro un anno dalla pubblicazione di detto decreto legge in Gazzetta ufficiale, «sono soppresse le autorità d’ambito territoriale di cui agli articoli 148 e 201 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152 e successive modificazioni»: così sta scritto al comma 1-quinquies. Quindi gli atti compiuti dagli Ato dopo quella data saranno da considerarsi nulli. Mentre entro quella data «le regioni attribuiscono con legge le funzioni già esercitate dagli Ato».

Rimane ora compito delle regioni non più definirne i confini ma redistribuire le funzioni, sino ad ora svolte dagli Ato, ad altri soggetti giuridici. Non è detto che le regioni optino necessariamente per assegnare queste funzioni alle province, come invece auspica il presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, che ha dichiarato che con tale la legge approvata «E’ stato raggiunto un obiettivo importante: finalmente si è messa mano, attraverso la soppressione delle Autorità d’ambito territoriale, ad un reale contenimento del numero dei soggetti che operano sul territorio, al di fuori dei livelli di governo costituzionalmente previsti, le cui funzioni, relative alla programmazione e regolazione in tema di acque e rifiuti, possono, tramite le leggi regionali, essere ricondotte in capo alle Province».

Perchè la sto facendo tanto lunga ? Perchè come succede sovente in Italia, appena fatta la legge arriva sempre immediata la proroga, sembra infatti che grazie al recente “milleproroghe” di fine anno 2010 tale soppressione sarà rimandata nel tempo. Il testo prevede infatti una proroga generalizzata al 31-03-2011 (art. 1, comma 1) di tutti i termini in scadenza (tra cui anche la soppressione delle Ato), con la previsione della possibilità di una ulteriore proroga al 31-12-2011 che potrà essere disposta con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri (art. 1, comma 2).

Non ci si capisce più nulla.

Il centrodestra vorrebbe sopprimere le ATO perchè considerati enti inutili e costosi, politicizzati e inefficienti (non ha però soppresso le provincie, come invece era scritto sul loro programma, che degli ATO dovrebbero addirittura ereditarne le funzioni).

Il centrosinistra vorrebbe mantenere le ATO, magari accorpandoli per conseguire un po di risparmio, per mantenere le scelte decisionali vicino ai territori, consentire ai comuni una partecipazione diretta nelle scelte decisionali, mantenere governabili le strutture di controllo e monitoraggio a tutela dei cittadini (salvo poi utilizzare le ATO a man bassa per garantirsi piena possibilità di intrallazzare con Hera e favorirla in ogni modo possibile).

Da loro dipende come dove e quando costruire inceneritori, in che modo avviare il porta a porta, come regolare le tariffe per acqua e rifiuti … io personalmente li manterrei introducendo la presenza obbligatoria di rappresentanti delle associazioni di consumatori e delle principali associazioni ambientali no-profit.

In loro mancanza, potrebbe diventare impossibile per il comune cittadino avere voce in capitolo sulla gestione ambientale del proprio territorio, allontanandolo definitivamente dalla possibilità di influenzare, tramite le politiche locali, scelte come il mantenimento dell’acqua in mano pubblica o un servizio rifiuti orientato realmente verso il riciclo. Con buona pace del tanto sbandierato federalismo e grande godimento delle multiutility dei servizi, che rischiano di operare sotto il solo controllo di poche persone piazzate in regione.

Voi cosa ne pensate ? Gli ATO vanno salvati oppure vanno soppressi? Ora la confusione è totale, sotto il cielo inquinato!

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Hera degli inceneritori.

Mentre il Comune di Cesena ed Hera si apprestano a organizzare la campagna di comunicazione per l’avvio della raccolta differenziata porta a porta nel quartiere dell’Oltresavio, sul tema della gestione dei rifiuti ci sono altri problemi.

Ottima l’iniziativa del Porta a Porta nel quartiere Oltresavio, che sosteniamo pienamente, ma andrebbe estesa a tutto il comprensorio del Comune di Cesena anche una raccolta differenziata decente. Per esempio ci sono zone che sono sprovviste dei cassonetti per la raccolta dell’umido e proprio la raccolta dell’organico è al centro del progetto di raccolta differenziata all’Oltresavio: il Comune dice è la principale categoria di rifiuto prodotta, che è importante intercettarla e differenziarla. Ma poi, nelle zone limitrofe, nelle frazioni catalogate come “case sparse”, per i cittadini è impossibile fare la differenziata dell’organico perché mancano i cassonetti.

Lo dico per esperienza, nella mia zona di residenza, Bulgaria, ci sono solo i cassonetti per raccolta indifferenziata e qualche isola “completa” ogni 1,5 km o 2. Impossibile raggiungere i cassonetti a piedi perché in queste strade di campagna mancano i marciapiedi e soprattutto, per le ore serali, l’illuminazione pubblica. Io che sono abituata a fare la differenziata in casa, l’umido sono costretta a caricarlo in macchina, fare 1,5 km e portarlo nel bidone apposito. Quale cittadino credete si possa prendere una “briga” simile? Nel mio quartiere si conteranno sulle dita di una mano. Non è forse più semplice buttare tutto nell’indifferenziato il cui cassonetto si trova a poche centinaia di metri? E’ in questo modo che si incentiva la raccolta differenziata? Di casi come questo me ne sono stati segnalati decine, da Tipano a Settecrociari, a San Martino in Fiume, sono tanti i cittadini che al nostro banchetto il sabato mattina, ci hanno segnalato situazioni simili a questa.

Ma sul destino dei rifiuti organici differenziati vorrei sollevare qualche dubbio. In occasione del Woodstock 5 Stelle, organizzato a fine settembre al Parco Ippodromo, i volontari avevano differenziato praticamente tutti i rifiuti prodotti durante la due giorni di festa. L’organico era stato conferito ad Hera, perché trasformasse il rifiuto in compost ed energia all’impianto Romagna Compost alla discarica della Busca. Ma da quel che ci risulta il materiale, una volta compostato, è stato mandato all’inceneritore questo perché la durata del processo non è stata sufficiente per far maturare completamente il compost. Secondo noi potevano tenerlo nell’impianto qualche giorno in più e completare il ciclo, invece hanno preferito mandare tutto all’inceneritore e la nostra fatica, per differenziare accuratamente l’organico, è stata inutile grazie a Hera.

 

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