Istituzione del Registro per i Testamenti Biologici: sei favorevole o contrario?

E’ partito oggi sul Meetup Cesena S’ingrilla – Amici di Beppe Grillo di Cesena in collaborazione con la Lista Civica Cesena 5 stelle un sondaggio sull’istituzione del Registro dei Testamenti Biologici nel comune di Cesena, tema sul quale si dibatterà giovedì 31 marzo durante il Consiglio Comunale.

Una dichiarazione anticipata di trattamento (detta anche testamento biologico, o più variamente testamento di vita, direttive anticipate, volontà previe di trattamento) è l’espressione della volontà da parte di una persona (testatore), fornita in condizioni di lucidità mentale, in merito alle terapie che intende o non intende accettare nell’eventualità in cui dovesse trovarsi nella condizione di incapacità di esprimere il proprio diritto di acconsentire o non acconsentire alle cure proposte (consenso informato) per malattie o lesioni traumatiche cerebrali irreversibili o invalidanti, malattie che costringano a trattamenti permanenti con macchine o sistemi artificiali che impediscano una normale vita di relazione.

Voi siete favorevoli o contrari? potete esprimere il vostro voto cliccando l’immaginetta sottostante.

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Wifi gratuito a Cesena: si parte!?

Inagurato oggi in P.zza Almerici a Cesena il wi-fi gratuito messo a disposizione dal Comune in collaborazione con alcune società private.

Ottima e lodevole iniziativa portata avanti da una amministrazione che per ben 2 anni consecutivi, in occasione dell’approvazione del bilancio comunale, aveva rispedito al mittente gli emendamenti di Cesena 5 stelle, che suggeriva, già nel lontano 2009, l’installazione di una rete wi-fi.

In un territorio che vede diverse frazioni ancora sprovviste di una normale connessione ADSL, ci auguriamo che questa crescita di livello al centro della città faccia da trampolino di lancio per l’installazione di infrastrutture di connettività anche nelle zone più periferiche.

Emendamenti del consigliere Del Movimento 5 stelle Beppegrillo.it all’amministrazione Comunale:

Bilancio Emendamenti del 2009
Bilancio Emendamenti  del 2010

 

Lista HotSpot

Hot Spot attivi dal 26/3/2011:hotspot attivi 

  1. Piazza del Popolo
  2. Piazza Almerici
  3. Giardino pubblico
  4. Ex Macello
  5. Piscina Comunale
  6. Carisport
  7. Parco per Fabio

 

Hot Spot da attivare:hotspot non attivi 

  1. Piazza Giovanni paolo II
  2. Piazza della Libertà
  3. Giardini Savelli
  4. Giardini Serravalle
  5. Parco della Rocca Malatestiana
  6. Zona stazione e scuole
  7. Giardino ex zuccherificio
  8. Parco Vigne
  9. Parco Ippodromo
  10. Villa Silvia
  11. Mediateca – Chiostro delle Palme
  12. Chiostro di San Francesco
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Cesena diventa capitale del wi-fi gratuito e senza limiti

Il Comune di Cesena ha presentato il servizio di wi-fi gratuito, che sarà attivo da sabato in 19 piazze “virtuali”. La portata del progetto e la sua gratuità fanno sì che Cesena sia l’unica città, a livello nazionale, all’avanguardia su questo versante. Il portale cesenawifi.it e il sistema di accesso sono costati mille euro all’amministrazione pubblica, che ha attivato diversi privati a copertura dei costi. Il Sindaco Lucchi: “Il progetto equivale ad una nuova grande strada illuminata. E’ un esempio di democrazia”.

Internet gratis 24 ore su 24 in 19 aree, per un totale di 350 metri quadrati di navigazione. A molti può sembrare un sogno, ad altri un passo in avanti verso un villaggio sempre più globale.

Sabato sarà inaugurato, alle ore 17, in Piazza Almerici, il servizio di wi-fi gratuito a cui il Comune di Cesena ha lavorato per mesi. A breve sarà possibile registrarsi al portale cesenawifi.it e navigare gratis senza limiti di orario o di download. Sono questi gli elementi che contraddistinguono Cesena in tutta Italia. Infatti anche Roma e Venezia si sono già spese in questa direzione, garantendo però un accesso limitato alla quantità di file scaricati o limitandolo ad alcune ore.

Il Sindaco Paolo Lucchi, non ha nascosto l’orgoglio per un’idea che è partita da una segnalazione degli universitari della città. “Questo progetto equivale alla realizzazione di una nuova grande strada illuminata che punta a rendere gli spazi più frequentati, anche dai più giovani. E’ una strada democratica ed europea – continua il primo cittadino – che abbiamo portato a compimento dopo neanche due anni di mandato”.

Il funzionamento. Per registrarsi bisogna accedere a cesenawifi.it e indicare negli appositi spazi il proprio numero di cellulare. Dopo poco saranno inviati, tramite sms, username e password per accedere il servizio. Cellulari di ultima generazione, tablet, e computer, con la possibilità di connettersi alla rete wi-fi sono i benvenuti. Chi ha acquistato una sim card all’estero deve presentarsi all’Urp o allo Iat per poter accedere al servizio. Il tutto in sicurezza, visto che i dati sono registrati su appositi server e garantiti da un provider che, in caso di violazione della legge, fornisce le informazioni su precisi accessi alla Polizia postale o a chi di dovere. Agli universitari è sufficiente autenticarsi con le credenziali di Ateneo.

Turismo. Il “voi siete qui”, tipico delle mappe, è sostituito da una segnaletica che appare sul computer o simili. E’ possibile identificare a colpo d’occhio dove ci si trova e i punti di interesse turistico nelle vicinanze, con relativo sito internet e, a breve, anche di video.

Costi. Sono a zero per l’utente che naviga. Per l’impianto, costituito da quasi 15 antenne a copertura di 350 mila metri quadrati, la spesa pubblica è stata di mille euro. Infatti tre aziende cesenati, Cesenanet srl, Vituma e Tecnotel, hanno sostenuto i costi della struttura, oppure si sono attivate per il reperimento dei fondi.

Le aree di copertura. Sono 19, e non più 15 come anticipato. Copriranno: Piazza del Popolo, Piazza Almerici, il Chiostro di San Francesco, il Giardino Pubblico, l’ex Macello, la Piscina Comunale, il Carisport, il Parco per Fabio, Piazza Giovanni Paolo II, Piazza della Libertà, i Giardini Savelli, quelli di Serravalle e quelli dell’ex Zuccherificio, il Parco della Rocca Malatestiana, Zona stazione e le scuole, il Parco Vigne e quello dell’Ippodromo, Villa Silvia e la Mediateca. Le prime sette aree saranno attive già da sabato, mentre le altre saranno attivate entro la fine dell’estate.

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Rifkin: il nucleare è morto

fonte rainews

Woodstock 5 stelle Cesena 26/09/2010 – Roma, 15-03-2011

“L’onda d’urto prodotta dal disastro giapponese ha reso evidente a tutti la follia della scelta nucleare”. Lo dice l’economista Jeremy Rifkin in un’intervista a Repubblica, sottolineando che il futuro sta nella “rete diffusa dei piccoli impianti basati sulle rinnovabili”.

La tragedia giapponese, spiega il presidente della Foundation on Economic Trends, rappresenta un episodio diverso da Three Mile Island e da Cernobyl, perché “è entrato in crisi uno dei paesi leader del nucleare avanzato”.

“Ed è successo perché invece di scegliere la strada dell’energia pulita, si è scelta una via pericolosa pensando di cavarsela con soluzioni ingegneristiche: moltiplicare i controlli, aumentare le difese, raddoppiare le misure di sicurezza. Non è bastato perché ci può sempre essere un evento imprevisto: un terremoto di potenza inusuale, un attacco terroristico in forma inaspettata, un incidente che nessuno aveva ipotizzato”.

I nuovi Epr, le centrali francesi scelte dal governo italiano, prosegue, “sono stati criticati perfino da Roussely, l’ex presidente dell’Edf che nel suo rapporto al presidente Sarkozy ha denunciato il danno d’immagine per il sistema nucleare francese prodotto proprio da questi impianti”.

Centrali simili comunque “non risolvono il problema delle scorie. Gli Stati Uniti hanno speso 16 anni e 8 miliardi di dollari per costruire un cimitero radioattivo nelle Yucca Mountains. E hanno fallito”.

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Nuovo regolamento del Consiglio Comunale: vietate le riprese.

Si è approvato ieri in Consiglio Comunale a Cesena il Regolamento per lo svolgimento del Consiglio Comunale in una seduta che a causa di un clima al vetriolo è stata sospesa per ben 3 volte.

La commissione per Statuto e Regolamento era cominciata il 28 gennaio 2010 e si è conclusa a fine febbraio 2011. 13 sedute in totale.

Durante la votazione il Consigliere di Cesena 5 stelle ha chiesto che venisse votato separatamente dal resto del Regolamento l’art. 88 (quello sulle riprese audiovisive) votandolo CONTRO.

L’approvazione ha visto i voti di PD, IDV, Sinistra per Cesena, PDL e PRI.

Astenuti UDC, LEGA e CESENA 5 STELLE.

Di seguito trovare copia del Regolamento approvato e l’intervento del nostro Consigliere che non ha votato a favore del Regolamento per le ragioni che ben capiterete.

Regolamento del Consiglio Comunale e delle Commissioni Consigliari.

Intervento di Natascia Guiduzzi, Consigliere Comunale di Cesena 5 stelle.

Dividerò il mio intervento in 2 parti. Una parte nella quale darò valutazioni di merito e la seconda nella quale darò valutazioni di metodo.

Nel merito del Regolamento che andiamo ad approvare e che è a mio avviso  peggiorativo rispetto alla versione in vigore fino ad oggi, vorrei focalizzare l’attenzione su un paio di argomenti. E’ vero che questa versione è il frutto di mesi di lavoro della commissione e che c’è stato il tempo per discuterlo ma qualche valutazione sul merito va fatta.

Partirei ad attirare l’attenzione dei colleghi consiglieri sulla materia di convocazione del Consiglio comunale.

Il vecchio regolamento citava al comma 10 dell’art 15 Il Presidente è tenuto a riunire il Consiglio Comunale in un termine non superiore a venti giorni, quando lo richiedano un quinto dei Consiglieri o il Sindaco inserendo all’Ordine del Giorno le questioni richieste. Continua la lettura di Nuovo regolamento del Consiglio Comunale: vietate le riprese.

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Trema il Giappone, emergenza nucleare.

fonte: LEGGOONLINE

TOKYO – Le centrali nucleari sono state il primo vero allarme in Giappone dopo il devastante sisma che ha squassato oggi il nord-est in un Paese che ha ben 55 strutture: tutti gli impianti centrali dell’area colpita hanno avviato automaticamente la procedura di spegnimento, ma resta alta la tensione per i problemi di raffreddamento registrati nel sito di Fukushima, che hanno portato all’evacuazione precauzionale della zona su base volontaria. Erano complessivamente 11 i reattori nucleari attivi al momento della scossa, nelle prefetture di Miyagi, Fukushima e Ibaraki, e secondo le informazioni diffuse dal ministero dell’Industria in nessun sito sono state rilevate fughe di materiale radioattivo o danni di rilievo. Un principio di incendio a Onagawa (Miyagi) ha interessato le turbine, senza conseguenze di rilievo. Il premier nipponico, Naoto Kan, ha dichiarato lo stato di emergenza per l’energia atomica, un atto che anche in assenza di concreto pericolo permette alle autorità competenti di rafforzare velocemente le misure straordinarie di sicurezza. In serata è scattato l’allarme per i malfunzionamenti registrati nella centrale nucleare Fukushima n.1, dove la procedura automatica per il raffreddamento dei reattori è stata interrotta a causa di un black-out elettrico. L’interruzione delle operazioni di raffreddamento ha fatto scendere in modo significativo il livello di acqua necessario per ‘calmarè i reattori appena spenti, che secondo le ultime rilevazioni è ancora fermo a 3,4 metri sopra il combustibile nucleare, due in meno del necessario. I tecnici hanno fatto arrivare generatori di corrente supplementari, e stanno tentando di riportare la situazione alla normalità. Le autorità locali hanno invitato i residenti dell’area, circa 3.000 in un raggio di tre chilometri dal sito atomico, a lasciare temporaneamente le proprie abitazioni, e quelli nel raggio tra 3 e 10 chilometri a restare in casa, una mossa che ha alimentato voci sul pericolo di fughe radioattive. Il governo nipponico, attraverso il segretario Yukio Edano, è intervenuto per rassicurare la popolazione, spiegando che l’invito all’evacuazione è stato rivolto su base precauzionale, non sussistendo rischi concreti di contaminazione radioattiva, e che la popolazione dell’area ha «tutto il tempo per spostarsi con tranquillità in zone sicure».

GRANDI: ITALIA CI RIPENSI «Il terremoto in Giappone ha provocato seri danni agli impianti nucleari giapponesi, anche se per fortuna sono tutti collocati nel nord ovest del Giappone, cioè nel lato non direttamente esposto allo tsunami. La prima conseguenza è stata l’evacuzione di 2.000 abitanti delle zone vicine alla centrale che desta preoccupazioni». È quanto afferma Alfiero Grandi, Presidente del Comitato «SI alle energie rinnovabili NO al nucleare» che commenta le prime notizie che arrivano dal Giappone. «Non è da escludere che il Governo proclami una emergenza nucleare perché non è certo che il sistema di raffreddamento funzionerà e sono scoppiati indendi nella centrale. Bisogna sperare che non avvengano rilasci disastrosi di radioattività. Fortunatamente delle 17 centrali giapponesi solo dieci erano in funzione e una parte sono già state fermate». «È la conferma che le centrali nucleari sono pericolose. Durante il funzionamento, come dimostrano studi recenti, le centrali rilasciano radioattività  che fa aumentare le leucemie nei bambini e nel caso di incidenti interni o esterni, come nel caso del Giappone, le centrali diventano pericolose per il rischio di incidenti». Il Governo italiano «farebbe bene a ripensarci e a bloccare l’avventura nucleare in cui vorrebbe precipitare l’Italia, zona notoriamente esposta a terremoti ed altri rischi idrogeologici».

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Crescita non vuol dire occupazione

fonte: Il Fatto Quotidiano articolo di Maurizio Pallante e Andrea Bertaglio

L’affermazione che la crescita economica sia indispensabile per far crescere l’occupazione viene ripetuta come un mantra benché, a differenza del mantra, non abbia lo scopo di liberare la mente dalla realtà illusoria, ma di avvilupparla in una illusione irreale, priva di riscontri empirici e di fondamenti teorici. Dal 1960 al 1998 in Italia il prodotto interno lordo a prezzi costanti si è più che triplicato, passando da 423.828 a 1.416.055 miliardi di lire (valori a prezzi 1990), la popolazione è cresciuta da 48.967.000 a 57.040.000 abitanti, con un incremento del 16,5 per cento, ma il numero degli occupati è rimasto costantemente intorno ai 20 milioni (erano 20.330.000 nel 1960 e 20.435.000 nel 1998).

Una crescita così rilevante non solo non ha fatto crescere l’occupazione in valori assoluti, ma l’ha fatta diminuire in percentuale, dal 41,5 al 35,8 per cento della popolazione. Si è limitata a ridistribuirla tra i tre settori produttivi, spostandola dapprima dall’agricoltura all’industria e ai servizi, poi, a partire dagli anni Settanta del secolo scorso, anche dall’industria ai servizi.

Se dalla constatazione dei dati si passa alla ricerca delle cause, si capisce il motivo: in un sistema economico fondato sulla crescita della produzione di merci indipendentemente da valutazioni qualitative della loro utilità, il mercato impone che le aziende accrescano la loro competitività (secondo mantra rovesciato) investendo in tecnologie labour saving per aumentare la produttività (terzo mantra della serie), che tradotto in italiano significa: produrre sempre di più con sempre meno addetti.

Cosa che a livello microeconomico può risultare vantaggiosa, ma a livello macroeconomico comporta simultaneamente una diminuzione della domanda e una crescita dell’offerta. Un problema non di poco conto che, se non ci si nasconde dietro il risibile alibi di imputare un carattere prevalentemente finanziario alla crisi o alle cause che l’hanno generata, è la causa reale della crisi economica, produttiva e occupazionale che stiamo vivendo.

La sua gravità è accentuata dal fatto che s’intreccia con una crisi energetica e ambientale altrettanto grave e molto vicina al punto di non ritorno, ammesso che non sia già stato superato. Da studi recentissimi del Pentagono e del Ministero della Difesa tedesco risulta che il picco di Hubbert della produzione petrolifera sia stato raggiunto. Secondo le valutazioni dell’Ipcc, se non si ridurranno le emissioni di CO2 del 20 per cento entro il 2020, in questo secolo l’aumento della temperatura terrestre supererà i 2 °C e comincerà ad autoalimentarsi sfuggendo a ogni possibilità di controllo umano.

Per far fronte alla recessione, i governi hanno adottato le tradizionali misure di politica economica a sostegno della domanda: riduzione della pressione fiscale; deroghe alle norme urbanistiche per incentivare la ripresa dell’attività edilizia; incentivi all’acquisto di beni durevoli: automobili, mobili, elettrodomestici; copertura dei debiti delle banche con denaro pubblico (700 miliardi di dollari negli Stati Uniti); grandiosi piani di opere pubbliche.

Ma sono scelte ancora sensate, al giorno d’oggi? No, perché queste misure non solo non sono state in grado di rilanciare il ciclo economico e ridurre la disoccupazione, ma hanno fatto crescere i debiti pubblici

al limite dell’insolvenza. Per scongiurare questo pericolo, infatti, i governi hanno bruscamente capovolto la politica economica, adottando drastiche misure di contenimento della spesa statale. Che, appunto, tolgono ossigeno alla ripresa economica e alla prospettiva di ridurre la disoccupazione.
 
 

 

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