Sabato e Domenica ultima occasione per firmare la legge di iniziativa popolare per l’abolizione dei vitalizi dei Consiglieri Regionali

Dopo la buona affluenza dei w.e. precedenti sta giungendo a conclusione la nostra attività sul territorio e chiediamo un impegno ai nostri elettori e un’altra firma per darci modo di compiere quel rinnovamento della politica che professiamo da tempo.
L’Emilia Romagna, sotto la spinta del Movimento 5 Stelle, è stata la prima Regione in Italia ad abolire i vitalizi ai Consiglieri Regionali però, al contrario di quanto avevamo proposto noi, questa abolizione entrerà in vigore solo dalla prossima legislatura e non da quella attuale. Il PD si è opposto all’immediata applicazione, conservando per gli eletti in carica questo privilegio. Questa raccolta firme ha l’obiettivo di abolire il vitalizio ai Consiglieri Regionali dell’Emilia Romagna a partire dalla legislatura in corso, per poter dare un taglio SUBITO agli assegni vitalizi e all’indennità di fine mandato.
Se anche tu credi che sia arrivato il momento di cambiare, partendo proprio dai privilegi dei politici, allora vieni a FIRMARE presso il nostro banchetto di Piazza Almerici (di fianco al Palazzo del Capitano).
Noi saremo presenti :

– sabato 25 Maggio 2013 dalle ore 9.30 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.00
– domenica 26 maggio 2013 dalle ore 9.30 alle 12.00.

Invitiamo tutti a PARTECIPARE.

MoVimento 5 Stelle Cesena

Per info: Tel. 347 4510269

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Ma il PD sa cosa sono le promesse, la coerenza e la trasparenza?

Il sindaco Paolo Lucchi, con una lettera inviata ai Capigruppo del Consiglio Comunale, ci ha informato che ha deciso di fare ricorso ai verbali che gli erano stati contestati dalla Polizia Municipale di Cesena per i cartelli di protesta esposti nelle rotonde incompiute di Ponte Cucco e di Bulgarnò e di cui tanto si è parlato poche settimane fa.
Noi del MoVimento 5 Stelle di Cesena apprendiamo con stupore della scelta del Sindaco di Cesena e del Presidente della Provincia, che in un primo momento aveva annunciato di voler pagare di tasca propria le sanzioni, per non gravare sui conti del Comune e sulle spalle dei cittadini.
Prendiamo quindi atto di un cambio radicale di strategia rispetto al primo annuncio, strategia che proprio non condividiamo.
Quello che ci stupisce di più è che il ricorso viene avanzato verso un verbale redatto da un dipendente comunale, un agente di Polizia Municipale,
e contro l’interpretazione delle norme di riferimento.
Ci chiediamo che messaggio il Sindaco intenda rivolgere alla propria cittadinanza. Ci chiediamo se con questo ricorso il sindaco Lucchi intende
esprimere mancanza di fiducia nei dipendenti del Comune di Cesena, mettendo in dubbio preparazione e competenza di chi ha redatto tale verbale.
Senza dimenticare che tutto questo, qualunque sia l’esito finale, si tradurrà in altri costi per i cittadini!
La decisione da parte del Sindaco di assumersi, assieme al Presidente della Provincia tutte le responsabilità, facendosi carico della sanzione e degli oneri di posa e smontaggio, ci era sembrato un segno di rispetto verso la cittadinanza tutta.
Come Movimento 5 Stelle esprimiamo la nostra solidarietà verso gli agenti di Polizia Municipale coinvolti e confermiamo di voler continuare a lavorare per l’affermazione di una politica più seria e vicina ai bisogni dei cittadini di Cesena!

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MAURO SARI SI E’ DATO FUOCO

MAURO SARI SI E’ DATO FUOCO

Ieri un amico del Movimento 5 Stelle ha deciso di compiere un atto tragico ed eroico al tempo stesso.

Infatti Mauro Sari ha scelto di morire con una modalità da eroe, l’azione dimostrativa estrema per denunciare la tragedia economica che stanno vivendo tanti lavoratori, giovani, donne, piccoli imprenditori.

Mauro Sari ha scelto di sacrificare la sua vita per testimoniare all’Italia e al mondo la gravità della condizione in cui stanno vivendo milioni di famiglie a causa del modo vergognoso in cui è governata l’Italia da più di vent’anni.

Lo scorso agosto un altro amico del M5S , Angelo di Carlo di Forlì, aveva scelto di compiere a Roma davanti a Montecitorio la stessa estrema protesta. E ogni giorno la cronaca italiana ci annuncia qualcuno di questi fatti drammatici.

ANGELO DI CARLO E MAURO SARI COME I MONACI TIBETANI

Angelo e Mauro sono eroi del nostro tempo che rinunciano alla vita in modo estremo per dare voce e visibilità alle tragiche sofferenze che stanno abbattendosi su milioni di famiglie nel silenzio e nella complicità di giornali e politici, banchieri e corrotti.

L’ITALIA E’ GOVERNATA DA UNA CASTA INDEGNA, INETTA, INOPEROSA, QUALUNQUISTA E CORROTTA

Mentre sempre più piccole e medie imprese chiudono e licenziano e l’Italia s’incammina verso il fallimento economico, privilegiati e corrotti, indagati e condannati continuano, tra silenzi e complicità, nell’immobilismo e nella farsa dei litigi sulle condanne di Berlusconi, le riforme costituzionali e tante alte sciocchezze che riempiono le cronache giornalistiche e televisive.

I BANCHIERI VOGLIONO TRASFORMARE L’ITALIA E L’EUROPA DEL SUD IN UNA COLONIA DI MANODOPERA A BASSO PREZZO

Per questo è necessario distruggere le economie dell’Italia (e di Grecia, Portogallo e Spagna), affinché milioni di giovani disoccupati a causa del fallimento del trasferimento o della vendita delle nostre aziende emigrino al nord Europa, così come era successo 50 anni fa dal meridione Continua la lettura di MAURO SARI SI E’ DATO FUOCO

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Area vasta o Area della Casta?


Il Sindaco di Forlì, Roberto Balzani, ha molti dubbi e invece il Sindaco di Cesena, Paolo Lucchi, ha tanta fretta

Secondo il Sindaco PD di Cesena, Paolo Lucchi, l’Ausl unica della Romagna (Area Vasta Romagna), che riunirà sotto un’unica direzione generale e amministrativa le quattro Ausl di Cesena, Forlì, Ravenna e Rimini è perfetta e risolverà tutti i problemi della Sanità del nostro territorio.

Prendiamo atto della lettera-dichiarazione d’amore che Paolo Lucchi, sempre in prima fila quando si tratta di progetti faraonici (e inutili), insieme ad altri sindaci ed al Presidente della Provincia, fa al progetto per la costituzione dell’Azienda Sanitaria unica della Romagna ed indirizzata all’assessore regionale Lusenti il giorno stesso nel quale un altro Sindaco PD coinvolto nel progetto, Roberto Balzani di Forlì, osa avanzare invece fortissime perplessità sul metodo col quale si è arrivati all’elaborazione del progetto.
Immediatamente dopo però ci chiediamo cosa questo stia a significare: gli amministratori locali, direttamente in contatto con la gente non devono e non possono chiedere il parere dei cittadini perché questo potrebbe non coincidere con il piano già determinato in regione?
Possiamo sapere quali sono le ragioni vere di tutto questo progetto e di questa fretta?
Riteniamo che sia diritto dei cittadini conoscere quali saranno i criteri organizzativi che saranno seguiti e le modalità nella scelta di chi andrà a Continua la lettura di Area vasta o Area della Casta?

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Il comune cede quote di Società Partecipate per derogare al Patto di Stabilità.

Dopo aver dibattuto in Consiglio Comunale della “necessità” di (s)vendere quote azionarie di Società partecipate di proprietà del comune di Cesena per aggirare il Patto di Stabilità e poter pagare i fornitori e le imprese, il Sindaco Paolo Lucchi ha finalmente comunicato, prima alla stampa poi durante la 1° Commissione Consigliare (!!!) per bocca del Vice Sindaco Carlo Battistini, quali sono le società scelte dall’amministrazione per la cessione: Hera, FA.CE, Star Romagna e Terme di Sant’Agnese.

Il Vice Sindaco ha più volte ripetuto durante la discussione in commissione che “l’amministrazione non vorrebbe vendere, ma non si può fare diversamente”. Affermazione che potrebbe suscitare sentimenti di comprensione, se non fosse completamente fuori luogo e alquanto sbagliata.

La vendita di quote in conto capitale servirà ad alzare il limite si spesa imposto dal Patto di Stabilità e permettere di completare opere pubbliche previste nei piani degli investimenti fino al 2011 e che ora non possono essere saldate alle imprese che attendono ormai da diverso tempo. Pubblico e privato sono ingranaggi di una stessa macchina che fa ricadere sul territorio, in termini econimici positivi o negativi, il proprio buon o cattivo funzionamento. Se si inceppa un ingranaggio l’economia gira male.
L’ingranaggio della macchina comunale al momento è inceppato e i suoi effetti disastrosi ricadono sul territorio. E’ solo colpa del Patto di stabilità dietro al quale l’Amministrazione si nasconde o soprattutto di una programmazione urbanistica faraonica e senza criterio?

Il Sindaco ha più volte ribadito a gran voce che aspettare il 2014 per poter pagare le aziende (tra l’altro con soldi che il comune ha già messo in cassa con una pressione fiscale spropositata, ma che non può spendere) equivarrebbe a portare molte di queste aziende sull’orlo del fallimento, a licenziamenti e cassaintegrazione con decine, forse centinaia, di famiglie che potrebbero trovarsi ad affrontare problemi economici seri. Per noi del MoVimento 5 Steelle Cesena questo è VERISSIMO.
Peccato però che non si sia sentita altissima la voce del sindaco a contestare, all’interno del partito al quale è orgoglioso di appartenere, le scelte di politica finanziaria ed economica che ci mettono in queste condizioni e che il PD con il suo fondamentale contributo ha inasprito sostenendo il Governo Monti.

L’amministrazione ha più volte cercato di portare il dibattito nel merito della scelta fra le società indicate. Dibattito dal quale scegliamo di escluderci senza deroga. Vendere i beni comuni per aggirare una legge ingiusta che impone senza scampo la crisi economica, è un atto che un Sindaco non dovrebbe nemmeno prendere in considerazione di fare! Se una legge è ingiusta la si combatte, non la si aggira! E allora, caro Sindaco, accolga il nostro appello: non venda i beni comuni (siano essi immobili o quote societarie) che ci farebbero diventare tutti più poveri, magari arricchendo i soliti “furbetti”, ma apra un dibattito con la città in merito al fatto di poter derogare, in questa fase, al Patto e, attraverso ANCI, chiedere con forza al governo misure diverse per comuni che, come il nostro, i fondi per gli investimenti li hanno.

Sperare che i tanti parlamentari eletti tra le fila del suo schieramento, troppo impegnati a far sopravvivere il governo dell’inciucio e del compromesso, si possano battere per questa giusta battaglia ci sembra inutile quindi si alzi forte la sua voce insieme a quella dei tanti Parlamentati del MoVimento 5 Stelle, da sempre impegnati nella tutela del bene comune, per chiedere un impegno concreto e reale e fare in modo che non ci si trovi più di fronte a scelte insensate come questa.

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FORTE RIDUZIONE DELL’ASPETTATIVA DI VITA SANA

L’Italia ha avuto una riduzione del periodo di vita sano medio nella popolazione, in particolare nelgrafico che vedete si parla della popolazione femminile: è una stima della quantità di anni sani che una bambina che nasce nel 2004 rispetto al 2011 si può aspettare di avere rispetto agli altri paesi. Si partiva nel 2004 con circa 71 anni, l’età in cui si iniziava a diventare disabili. Oggi tra alti e bassi si mantiene, intorno ai 62 anni,quindi c’è stata una perdita di 9 anni di vita sana. Questo significa che c’è un’anticipazione della malattia e della disabilità, quindi, nella popolazione femminile italiana. C’è una riduzione del periodo di salute.

Perché ritengo che sia importante parlare di questa cosa? Perché si parla sempre dell’aspettativa di vita complessiva, cioè l’età media di morte, che in Italia è oggettivamente un dato positivo, siamo tra i paesi migliori in Europa, però viene regolarmente omesso questo dato sull’accorciamento della vita sana. C’è da chiedersi perché succeda e perché venga omesso soprattutto.
La situazione in Italia non è così rosea come vogliono farci credere e soprattutto se noi continuiamo a non discutere, a non presentare, a non valutare questi dati non potremo mai seriamente decidere e studiare le soluzioni, che hanno ricadute anche economiche, sociali e quanto altro.
Questo dato lo stiamo omettendo dal 2003, quindi da 10 anni, ma è un dato percepito dalla popolazione, cioè che ci sono problemi di salute gravi e sono tacitati, oscurati, sono tenuti nella privacy di ciascuno, ma è un fatto collettivo. Sull’antidepressivo un problema gravissimo: Continua la lettura di FORTE RIDUZIONE DELL’ASPETTATIVA DI VITA SANA

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Bene comune e democrazia

Cosa caratterizza una comunità se non la condivisione e la tutela di quei beni che concorrono allo sviluppo e al benessere delle persone che fanno parte della comunità stessa.
Ovviamente se ci atteniamo strettamente al significato di bene comune potremmo erroneamente essere indotti a pensare che si tratta solo ed esclusivamente di beni di prima necessità indispensabili alla sopravvivenza e fra questi sicuramente tutti riconosciamo l’acqua.
In realtà, in una società evoluta che si vuole definire civile, molti altri sono i beni comuni, si tratta di un insieme di beni materiali e immateriali che consentono non solo la sopravvivenza ma una vita dignitosa anche dal punto di vista culturale.
Ecco perché beni come l’energia, l’aria, la gestione dei rifiuti, il diritto all’istruzione, alla salute, al lavoro e alla giustizia, solo per citarne alcuni, fanno parte del bagaglio che rende un individuo membro di una comunità nella quale ci si prende cura gli uni degli altri.
Mai come negli ultimi anni c’è un così forte attacco ai beni comuni, questo è dovuto principalmente alla necessità di creare nuovi mercati e instaurare in modo definitivo la sudditanza del singolo al sistema capitalistico basato unicamente sul profitto.
Quando si propugnano tesi secondo le quali il liberismo selvaggio è la risposta a tutti i problemi e si afferma che il libero mercato si autoregola si commette un grave errore.
Da molti anni ormai chi si propone alla gestione della cosa pubblica afferma di volerlo fare con criteri privatistici cercando di convincerci che l’efficienza del privato saprà eliminare sprechi e improduttività del pubblico.
In realtà si cerca di sottrarre al controllo pubblico la gestione di servizi per trasformarli in merci da collocare sul mercato, trasformando una comunità in un insieme di individui isolati con la sola peculiarità del consumatore.
Di fatto lo status di cittadino membro di una comunità viene degradato a semplice singolo consumatore con potere contrattuale pressoché pari a zero, realizzando di conseguenza una palese disuguaglianza fra chi ha mezzi economici per acquistare beni e servizi e chi invece non ne ha le possibilità.
In una società che si vuole definire civile devono essere garantiti beni e servizi di base con criteri di solidarietà che il privato non è per sua natura Continua la lettura di Bene comune e democrazia

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