l M5S del comprensorio Forlì-Cesena boccia il piano di riassetto della rete ospedaliera romagnola.

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l M5S del comprensorio Forlì-Cesena boccia il piano di riassetto della rete ospedaliera romagnola

La riorganizzazione dell’Asl unica romagnola ha portato effettivi risparmi sul piano economico? Nella programmazione messa in atto s’è tenuto conto della peculiarità della popolazione della provincia di Forlì-Cesena? I servizi garantiti ai cittadini sono migliorati? In mancanza di risposte positive i consiglieri M5S del comprensorio Forlì-Cesena si dichiarano “totalmente in disaccordo” con l’impostazione organizzativa del documento di riassetto della rete ospedaliera romagnola e con le affermazioni esposte durante la serata del 3 ottobre nel salone comunale di Forlì dal Direttore Generale dell’ASL Romagna, Marcello Tonini, lamentando “la mancanza di una razionalità pratica e comprensibile del Piano di riordino”, l’inquietante soppressione di primariati e la chiusura di reparti importanti, e mettendo in luce, semmai, l’intenzione di favorire la privatizzazione del servizio sanitario.

Il gruppo consigliare M5S sottolinea la mancanza di miglioramento dei servizi che fanno capo agli ospedali; le liste d’attesa sono ancora chilometriche anche per le prestazioni più urgenti e i pronto soccorso presentano i disagi di sempre che determinano attese di ore anche per le prestazioni più urgenti; l’informatizzazione è ancora al palo; e sono passati praticamente 3 anni dalla costituzione dell’ASL unica. Manca nella programmazione una seria politica del personale, e le 600 assunzioni riportate come un mantra sono in realtà carenze di organico e pensionamenti; non c’è nessuna organicità nell’acquisizione di tecnologia che viene lasciata alle scelte centralizzate della Regione; nessun impegno per apertura a scuole di specializzazione delle varie figure professionali che consentano la futura formazione di professionisti qualificati.
Si sottolinea inoltre, l’inutile creazione di dipartimenti unici e/o trasversali considerati “privi di qualsiasi valore pratico dal punto di vista organizzativo e penalizzanti dal punto di vista gestionale. I consiglieri puntano il dito anche verso l’incomprensibile mosaico di spostamenti di primariati (a scavalco) quanto meno irrazionale dal punto di vista organizzativo e ingiustificabile dal lato scientifico e la soppressione di primariati importanti (3 a Forlì e ben 8 a Cesena) e radicati nel territorio per la loro valenza scientifica e innovativa (perché il primario-direttore non è solo un’etichetta) e di contro la creazione dal nulla di unità operative inesistenti per legge (Medicina Vascolare a Ravenna)”.

Altro punto dolente i lavori previsti al pronto soccorso di Forlì che “altro non sono che un contentino per la prossima chiusura dei posti letto di malattie infettive, a fronte di 1600 pazienti seguiti, che sarà presto seguita da nefrologia. E sono gli stessi operatori ospedalieri del pronto soccorso a lamentare lo spreco di denaro pubblico a fronte di lavori inutili. A noi sembra che l’andamento di questa “riorganizzazione” punti in realtà a spalancare le porte ad una privatizzazione del servizio sanitario e magari ci troveremo presto a dover usare la “carta fedeltà” di una cooperativa o di un discount per avere sconti nelle cliniche private”.

E ancora “Sulle case della salute – affermano- non è sbagliato dire che sono strutture sulle quali viene costruita una aspettativa di efficienza, da parte degli utenti, che mai potrà essere soddisfatta, e che vengono reclamizzate come una panacea, quando invece rappresentano l’evidente segnale di un arretramento del sistema sanitario nazionale di fronte alle esigenze dei cittadini. Soprattutto, come nel caso di Forlimpopoli, quando vengono erette a sostituzione di presidi già esistenti e funzionanti, con il solo obiettivo di tagliare sul bilancio”.

Anche i gruppi del M5S di Savignano e Cesenatico si uniscono alla stroncatura del documento ricordando che “che Tonini, quando pochi giorni fa ha incontrato anche i consigli comunali dei comuni dell’Unione Rubicone, ha perso un’occasione per discutere le criticità dei servizi sanitari territoriali; l’incontro è stato un nulla di fatto con i sindaci che hanno assistito da spettatori, senza fornire opportune osservazioni. È toccato al M5S chiedere le motivazioni del ridimensionamento del Marconi di Cesenatico a casa della salute, nonchè esprimere la necessità che il punto di primo soccorso debba essere potenziato, almeno nel periodo estivo, in un pronto soccorso di riferimento per la costa da Cervia a Bellaria; sono state poi chieste spiegazioni sull’attività della Casa della Salute S.Colomba di Savignano, dove è stato confermato l’ambulatorio di osservazione e terapia, che fa registrare una progressiva diminuzione degli accessi a parità di costi con evidente riduzione della qualità del servizio. Per non parlare poi dell’ospedale di comunità con soli 9 posti su una popolazione di riferimento di 35.000 abitanti”.

Le proposte dei pentastellati non sono state prese in considerazione per la formulazione del documento di riordino dell’ASL unica, a vantaggio – lamenta il M5S – di “non meglio specificate esigenze, spesso in realtà molto particolari, se non ad personam, a dimostrazione della incapacità manageriale della dirigenza sanitaria attuale e della sua inesistente credibilità.”
Per tutte queste considerazioni ed altre che concorrono a creare pessimismo, in conclusione, il M5S del comprensorio di Forlì-Cesena ritiene che il documento sia: “da rigettare in toto e da sostituire con un vero piano riorganizzativo delle strutture ospedaliere che storicamente si sono sviluppate a seconda dei bisogni delle comunità locali e non possono perdere questa prerogativa, tenendo conto realmente delle necessità dei 4 territori e della popolazione ivi residente”.

M5S Cesena
M5S Cesenatico
M5S Forlì
M5S Forlimpopoli
M5S Gatteo
M5S San Mauro Pascoli
M5S Savignano sul Rubicone

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